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La Juventus non è più la colonna portante della Nazionale

La Juventus non è più la colonna portante della Nazionale

Nel disastro azzurro in quel di Zenica contro la Bosnia, l’Italia ha perso l’occasione di qualificarsi al Mondiale di calcio per la terza volta consecutiva. Un traguardo negativo che sancisce la crisi del calcio italiano, incapace di disputare una partita iridata dal ben 12 anni. Ad “aiutare” negativamente questo percorso è anche il momento che sta vivendo la Juventus, che da anni ormai, non ha più un blocco di calciatori azzurri nella propria rosa che possano essere la colonna portante della Nazionale italiana.

LA CONCENTRAZIONE DI GENNARO GATTUSO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Juventus, i bianconeri in Nazionale

In campo, tra gli azzurri, una delle poche certezze è stata Manuel Locatelli. Presenza, ordine, personalità: il centrocampista ha dato equilibrio a una squadra che, per lunghi tratti, è sembrata ancora alla ricerca di riferimenti chiari. Attorno a lui, però, si è vista un’Italia meno solida, meno riconoscibile rispetto al passato. Il tema, ormai, va oltre la singola prestazione. È una questione strutturale.

Per anni la Juventus ha rappresentato l’ossatura della Nazionale: esperienza, mentalità vincente, leadership. Un blocco granitico incarnato da figure come Gianluigi Buffon, Leonardo Bonucci, Giorgio Chiellini e Andrea Barzagli. Con il progressivo tramonto di quella generazione, qualcosa si è incrinato. Non si tratta solo di nostalgia, ma di un vuoto reale, tecnico e soprattutto caratteriale. La Juventus stessa, negli ultimi anni, ha perso quella funzione di guida, e la Nazionale ne ha risentito. Meno identità, meno leader naturali, meno continuità.

MANUEL LOCATELLI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Scelte che fanno discutere

Le scelte individuali fanno discutere. Il mancato utilizzo di Andrea Cambiaso, a fronte di un Federico Dimarco apparso affaticato, ha lasciato perplessi. In difesa, Federico Gatti ha risposto con impegno quando chiamato in causa, ma senza poter cambiare da solo l’inerzia del reparto. Il problema più evidente resta però davanti: la mancanza di italiani dalla mediana in su non è più un caso isolato, ma una tendenza. Non riguarda solo la Nazionale, ma l’intero sistema. I club, Juventus compresa, faticano a produrre e valorizzare talenti offensivi italiani con continuità.

E così emerge un circolo vizioso: una Juventus meno dominante incide su una Nazionale meno solida, e viceversa. Senza uno “zoccolo duro” capace di trasmettere identità e mentalità, diventa difficile costruire un progetto duraturo. La sfida, oggi, è proprio questa: ricostruire una base comune, tecnica e culturale, su cui far crescere una nuova generazione. Perché le partite si vincono sul campo, non sugli spalti. Ma per tornare a vincerle davvero, serve molto più di una buona prestazione individuale.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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