Uno sguardo al passato, ma anche al presente e a un possibile futuro ancora legato al calcio. Claudio Marchisio torna a parlare a tutto campo, ripercorrendo alcune tappe fondamentali della sua carriera e soffermandosi sui protagonisti che hanno segnato la sua esperienza alla Juve, tutto questo ai microfoni di Dazn. Tra i temi toccati, inevitabilmente, il rapporto con la dirigenza bianconera e in particolare con Andrea Agnelli, figura centrale negli anni dei successi juventini. Marchisio ha offerto il suo punto di vista sul periodo vissuto sotto la sua gestione, ricordando dinamiche e momenti significativi all’interno del club.

Marchisio a 360º sul mondo Juve
Sul suo rapporto con la Juve e Torino: “Sono nato a Torino e ho fatto tutto il settore giovanile, poi ho fatto il raccattapalle, mi sentivo un tifoso nella Juventus. Una volta Alex Sandro, avendo letto la mia storia del bambino cresciuto alla Juve, mi chiese se non avessi voglia di cambiare, aria diversa, ambiente diverso, ma per me era naturale. Io trovavo sempre la forza e l’energia di meritare quel sogno. Era una responsabilità per me e per i tifosi, l’avevo voluta così tanto. Bandiera non vuol dire che stai tantissimi anni in una società, ma è quello che dai realmente nel quotidiano. Io uso come esempio Tevez che è rimasto poco ma è stato una bandiera”.
Su Conte: “Una volta eravamo a Miami in tournèe, Conte ci diede la serata libera, ma avremmo dovuto tornare a un certo orario. Io e Vidal arrivammo in ritardo. E io ero terrorizzato, il mister me l’avrebbe fatta pagare. Arturo invece rideva. Quel giorno a tutti noi andò male, ci fece correre così tanto che qualcuno vomitò. Arturo continuava invece a correre ininterrottamente”.
Sull’attuale tecnico bianconero Spalletti: “Spalletti è arrivato in un momento difficile, a livello di storico la Juventus non ha mai cambiato allenatore così presto in stagione. La sua mano si è vista. Non basta a volte quello. Da qui a fine anno mi auguro che la Juve torni in Champions e che in estate con Spalletti si costruisca qualcosa di solido per essere seri, competitivi e credibili. Mancano giocatori forti. Per costruire una squadra forte ci vogliono soldi e bisogna saperli spendere”.
Sull’ex Presidente, Andrea Agnelli: “Io e Andrea Agnelli ci sentiamo settimanalmente, ultimamente lo abbiamo fatto dopo alcune sconfitte, ma solo per riparlare delle vittorie passate. Ad Andrea pensco che la Juventus mancherà sempre”.