
Juventus, le parole di Buffon
Buffon ha voluto sottolineare con orgoglio ciò che considera il vero cuore della sua carriera: “Ci sono due cose di cui sono particolarmente orgoglioso. La prima è la longevità e la continuità delle mie prestazioni ad alto livello. La seconda è il legame con i miei compagni di squadra, la nostra intesa sul campo, che è uno dei modi più belli di lavorare e giocare insieme.”
Spazio anche a uno dei capitoli più complessi della storia recente del calcio italiano, quello legato a Calciopoli. L’ex numero uno bianconero ha ricordato la scelta, tutt’altro che semplice, di restare al fianco della squadra anche dopo la retrocessione: “Non è stato facile trovare la calma e la serenità per concentrarsi sulla nostra priorità, che era di giocare il Mondiale al meglio. Ma la vera differenza è che, quando ti guardi allo specchio, ti rendi conto di non essere un bugiardo. Sei fedele a te stesso. Sapevamo di non aver fatto nulla di male. Stavamo pagando un prezzo inspiegabile, ma l’ingiustizia ha tirato fuori il meglio di noi”.
Infine, Buffon ha rievocato quella che considera una delle stagioni migliori della sua carriera, la 2002/2003, paragonandola anche alle sensazioni vissute durante il trionfo mondiale del 2006: “Ero in forma superba, un tipo di sensazione che ho provato anche nel 2006 al Mondiale… in quei momenti sembra che tutto sia perfettamente in ordine, ti senti quasi onnipotente e hai la percezione di essere imbattibile. Sentivo di essere invincibile, ma il flusso di energia e la chiarezza mentale sono molto difficili da spiegare. Non so cosa succede dentro di te, ma vedi tutto con estrema chiarezza”.
Parole che restituiscono non solo il profilo di un campione, ma anche quello di un uomo profondamente legato ai propri valori e alla propria storia.