La candidatura di Andrea Pirlo alla panchina della Nazionale è tornata al centro delle valutazioni federali dopo il rifiuto di Pep Guardiola. Il nome dell’ex tecnico della Juventus è diventato una delle opzioni più concrete per guidare gli Azzurri. Una dinamica che riflette l’orientamento della nuova direzione tecnica e le priorità individuate per il prossimo ciclo della Nazionale.
Un piano A sfumato, un piano B che prende forma con Pirlo
Il progetto Maldini‑Leonardo era quello di portare in Nazionale una filosofia giochista, moderna ed internazionale. Guardiola rappresentava l’incarnazione perfetta di questo manifesto. Il suo “no”, però, ha costretto la Federcalcio a virare su un profilo diverso, ma non opposto, Pirlo, che condivide una visione del calcio basata su possesso, linee pulite e coraggio con la palla.
La scelta, dunque, non nasce dal ripiego ma dalla continuità concettuale, se non puoi avere il maestro del gioco di posizione, puoi puntare su chi ne ha interiorizzato i principi e li ha già portati nel suo percorso da allenatore.
Una shortlist complicata
Non tutti, però, sono convinti. Il presidente federale Giovanni Malagò nutre dubbi sulla tenuta del progetto e sulla percezione pubblica. Pirlo non ha ancora lasciato un’impronta indelebile nelle sue esperienze con Juventus e Sampdoria. Le società di Serie A, dal canto loro, spingerebbero per un profilo più esperto e “gestionale”, come Antonio Conte. E c’è chi sogna un ritorno di Roberto Mancini.
La lista dei candidati alternativi è lunga ma frammentata. La verità è che Pirlo rappresenta una scelta coraggiosa, quasi controcorrente rispetto alle pressioni del sistema anche se probabilmente è il profilo più coerente con la visione tecnica, il più raggiungibile e il più adatto a un progetto di ricostruzione a lungo termine.
Pirlo propone un calcio proattivo, costruito, ragionato ed è ciò che la nuova dirigenza vuole portare in Nazionale. Inoltre, i costi sarebbero contenuti ed il progetto mirerebbe al lungo termine. Un tecnico giovane permette di immaginare un ciclo pluriennale, senza l’urgenza del risultato immediato.
