Guglielmo Vicario racconta la nuova avventura alla Juventus, l’esperienza al Tottenham e il rapporto con Luciano Spalletti. Le parole del portiere azzurro.
Guglielmo Vicario è pronto a vivere una nuova fase della sua carriera. Dopo l’esperienza in Premier League con il Tottenham, il portiere italiano è arrivato alla Juventus con l’obiettivo di mettere a disposizione della squadra tutta la maturità accumulata negli anni trascorsi all’estero. Intervistato da Sky Sport, Vicario ha raccontato il valore dell’esperienza inglese e le sensazioni legate alla sua nuova avventura in bianconero.
Juventus, Vicario: “All’estero ti apri, ora sono più completo”
Il portiere ha sottolineato quanto il periodo vissuto in Premier League abbia contribuito alla sua crescita, non soltanto dal punto di vista sportivo ma anche umano: “Spero di potermi dire più maturo e più consapevole, con un bagaglio di esperienza diverso. Andare all’estero ti apre: conosci culture, lingue, situazioni diverse, spogliatoi diversi, metodologie differenti. Arrivo sicuramente più completo, anche se senza il percorso fatto in precedenza non sarebbe stato possibile. Arrivo in un club enorme per storia, struttura e ambizione, e questa sarà la sfida che mi spinge ogni giorno”.

L’esperienza al Tottenham: “Non mi piace parlare del passato”
Vicario ha poi affrontato il tema della sua esperienza al Tottenham, preferendo però non soffermarsi sulle situazioni che hanno caratterizzato l’ultima parte della sua permanenza in Inghilterra: “Non mi piace parlare del passato o di quello che si sarebbe dovuto o potuto fare. Ci sono state delle dinamiche che non si sono allineate, probabilmente per diversi motivi che non ha senso citare adesso. Voglio concentrarmi sul presente e cercare di mantenere l’equilibrio in questa nuova avventura”.
Vicario e Spalletti: il portiere protagonista nella costruzione della Juventus
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il rapporto con Luciano Spalletti e le richieste del tecnico sul modo di interpretare il ruolo del portiere. Vicario ha spiegato quanto sia diventata importante la partecipazione dell’estremo difensore alla costruzione dal basso: “Il cambiamento più grande è arrivato quando è stata introdotta la possibilità di giocare la palla dentro l’area dal calcio di rinvio: da lì in poi chi allena ha capito che il portiere può essere un uomo in più, con linee di passaggio migliori. Con il mister lavoriamo molto su questo: mi dà diverse soluzioni, sia sul corto che sul medio che sul lungo. Poi la lettura è sempre del giocatore, dei compagni che devono darti linee di passaggio che tu devi saper cogliere al momento giusto. Sono dinamiche che analizziamo insieme, proviamo in allenamento e cerchiamo di replicare in partita”.
